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Ora "L'inverno del nostro scontento"

ha rotto le palle come titolo (nuova versione 2007 - con ancora più astio&livore!)
June 26

requiescat in pace

 
Non guardo mai i telefilm
Le uniche volte che li guardo, muore uno dei protagonisti: ricky memphis in distretto di polizia, alessandro preziosi in elisa di rivombrosa.
Oggi è toccato a Marissa Cooper di The O.C.
 
Sinceramente, inizio a pormi delle domande.
Una prece alla povera cara.
June 21

il triangolo no

 
Il mio inferno personale:  trovarmi a reggere il moccolo ad una neocoppia che continua a ridacchiare e a parlottare in modo complice.
 
Almeno limonassero a sangue, ci sarebbe qualcosa di interessante guardare.
 
June 07

post incrociati

 
scrivere due post simultaneamente su due piattaforme diverse, mentre con una mano ti fai la ceretta, ti fa sentire così maledettamente multitasking.
(oltre che esageratamente nerd)
 
ah, gli orari di pubblicazione sono diversi perchè scrivo i blog in posti con fuso orario diverso.
May 07

si stava meglio quando si stava peggio

 
Tornando sugli spaces dal nuovo blog sembra tutto più piccolo, come quando si torna in un posto in cui si è stati da bambini.
Sembra tutto così familiare, così ristretto, quando si cambiano i punti di riferimento.
 
Io, ad esempio, ho assunto come metro di giudizio il mio fondoschiena in espansione. E allora non devo stupirmi se tutto mi sembra piccino.
ah la relatività.
March 30

desperate housewife.

 
il proposito di oggi:
cercare di capire perchè il desiderio compulsivo di mettere in ordine un posto mi assale repentino solo quando in casa d'altri.
 
March 28

intuizioni folgoranti

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Via Zamboni, Bologna.

Gran bella città per una metereopatica.

March 21

Reader's digest: cut

 
Questo posto mi manca.
Certo l'altro è meglio ma è qui che è cominciato tutto.
Una volta ogni tanto ci scriverò qualcosa che in qualche modo riassuma qualcos'altro: e scusate la vaghezza.
 
Gli ultimi mesi addirittura li riassumerò con una parola sola: TAGLI.
Tagli di capelli, tagli sulla pelle, tagli con gli spazi msn, tagli col passato, tagli di ponti con svariate persone.
 
Grazie a Dio non faccio la sarta.
February 09

"Se ne sono andati via tutti" - blaterava una voce dentro al ricevitore.

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Emigro

(nella foto sopra, il prossimo raduno dei bloggers msn, che sarà allegro almeno quanto il primo)

 

February 02

Idee regalo per San Valentino.

 
Siete accoppiati? State con una di quelle femmine scassamaroni che pretendono di festeggiare San Valentino? Avete capito che regalare alla vostra lei scatole di cioccolatini per ogni evenienza è controproducente soprattutto per voi visto che avete reso la vostra compagna tutta ciccia e brufoli? Volete stupirla con qualcosa che le farà brillare gli occhi e vi garantirà un dopocena decisamente più piccante di quel piatto di peperoncino calabrese che le state ficcando a forza giù per la gola sperando in un effetto afrodisiaco?
In verità in verità vi dico: voi uomini trendy e fashion-addict avete due scelte, nè più nè meno.

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 una per ognuna delle due tipologie femminili presenti in natura.

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A pensarci bene forse il primo gadget sarebbe regalo graditissimo anche (e soprattutto) alla seconda tipologia di donna.

 

 

February 01

Prima e dopo la cura: come saremo.

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(non ti preoccupare Grazia, siamo noi le più fighe)
 
Le signore anziane sono quasi tutte sorde per convenienza: sempre là pronte a partire con il loro "eeeeh?" ancor prima che uno abbia finito la frase. Io lo so per certo che Loro sentono tutto. Ogni tanto lancio en passant delle battutine da marinaio alla fruttivendola sponsor dell'Amplifon qua sotto (niente di troppo offensivo, tutta roba strascicata tra i denti perchè io sono una persona a modo). Lei mi fa il suo sorriso sdentato. Poi vado a far la spesa e mi rifila la mela bacata.
Per non parlare delle clienti che tentano sempre di fregarmi il posto nella fila. 
 "Signora bella, scusi tanto, c'ero prima io alla cassa"
 "Eeeeeeeeh?" 
 "SANTIDDIOGESUMMARIA SIGNORA C'ERO PRIMA IO: C'E-RO PRI-MA I-O, TU CAPIRE MIA LINGUA?" - cerco invano di scandire.
"Oh stai calmina, non son mica sorda né, non è mica il caso di scaldarsi tanto, c'avrai mica le tue cose?".
E a questo punto si ha l'inizio di un romanzo corale che manco il Verga dei Malavoglia: puntualmente "sulle mie cose" parte il revival dei bei tempi andati. "Sì ricordo che la mi cara mammina -buonanima, che dio l'abbia in gloria che l'era tanto buona! (non so perchè ma sta vecchietta parla toscano nella finzione) - mi faceva sempre un infuso di melissa valeriana e passiflora"
"Ma no!!Ma sei proprio stordita eh, non era passiflora, era finocchio e anice stellato!"- ribatte la Graziella.
"No no, ha ragione la Lisetta, era proprio PASSIFLORA" - corre in supporto la Cesira.
"Signore - tuona la Giovannona di Ozzano dell'Emilia - ha ragione la Graziella. Era finocchio e anice stellato, addolcito col miele".
Momento di silenzio, poi si ritorna al consueto brusio di sottofondo.
Io intanto per il nervoso mi son fatta venire una gravidanza extrauterina, ma vabbè, non ho potuto far a meno di sentire il loro odore.
 
Le vecchiette profumano di borotalco come i bambini piccoli e hanno la pelle morbida nonostante le rughe. I loro vestiti sanno sempre di bucato e passano il tempo cucinando quelle robine buone che solo le nonne sanno preparare. Forse non è così, ma io ho bisogno di credere a questa storia della vecchietta con la crocchia che si scioglie solo nella solitudine della sua stanza da letto -perchè i mariti di solito muoiono prima delle mogli- rivelando dei lunghissimi capelli bianchi.
Non so  bene perchè ma io non posso fare a meno di immaginarmele come delle formiche quando vanno al mercato tutte insieme, curve curve, tirandosi dietro quei cestelli enormi con le rotelle, come se dovessero ancora far la scorta di cibo in vista di una guerra.
 
Mia nonna quando arrivarono gli americani era una ragazzina denutrita che rubava le bucce delle patate scartate dai soldati tedeschi.
Da piccola per farmi addormentare mi raccontava sempre una storia: quando gli americani arrivarono, lanciavano dalle loro camionette delle cioccolate buonissime, con dentro un ripieno morbido.
Io ero piccola ma lo vedevo che lei era proprio contenta di raccontare quel ricordo. Lo raccontava così bene che io quasi intuivo il sapore di quella cioccolata.
Poi una volta sono andata a casa sua con un Mars e c'è stata l'agnizione. Le sono venute le lacrime agli occhi.
 
Qui bla bla bla ricorderei Proust bla bla bla e le intermittenze del cuore con le madeleine bla bla, vista la tarda ora spero me la passerete.
 
Ah - per inciso - ora si nutre solo di quello. E di insulina, essendo ovviamente diventata diabetica.
 
 
 
 
 
 
January 21

La donna perfetta

 
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La Nike di Samotracia, Museo del Louvre, Parigi.
Statua acefala.
 
Tempo fa per scrissi un delirante post sugli innumerevoli requisiti dell' "uomo perfetto". Oggi, per par condicio, scrivo un post sulla donna perfetta, ed è strabiliante notare ancora una volta quanto gli uomini siano generalmente meno esigenti delle donne.
Alla fin dei conti ci vogliono solo acefale e con una generosa terza.
Io mi munisco di ghigliottina, per il resto sono attrezzata.
January 18

With a spoon full of sugar

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(desideri latenti)

Se mi chiedessero quale sia il modello di donna famosa che più di tutti ha influenzato la mia personalità, la risposta sarebbe senza dubbio Julie Andrews (no, non Eva Henger, in caso qualche simpaticone ci avesse pensato). Badate bene, non la Julie Andrews tutta smancerie e sorrisoni a trentadue denti di "Tutti insieme appassionatamente", nè quella un po' troppo androgina e in stile Marlene Dietrich di "Victor Victoria", bensì la Andrews nel fior fiore delle sue facoltà, la cara vecchia Mary Poppins.

Mary Poppins è un po' come me, e non lo dico perchè sono solita volare appesa a un ombrello sopra la torre degli Asinelli, nè perchè sono dannatamente british quando bevo il mio thè delle cinque sopra la tovaglietta di fiandra ricamata a mano. Innanzitutto c'è la questione dei vestiti - nonostante le rimostranze di qualcuno sul mio abbigliamento, i cappotti retrò, le camicie dal colletto inamidato e le gonne a ruota non sono trattabili e sono strettamente inclusi nel pacchetto da rigida-istitutrice-britannica insieme a un trattamento a sorpresa che vi lascerà a bocca aperta.

Mary Poppins è inespugnabile più di una roccaforte medievale. Tu la fai incazzare di brutto? Lei ti sfodera uno di quei suoi sorrisoni in cui si intravede persino il velo pendulo e inizia a canticchiare. Nemmeno io mi scompongo più di tanto, l'ira mal si addice a una gelida virgo come me. Quando sono arrabbiata, canto ma si tratta più di una punzione che riservo al mio avversario e credetemi che è una vendetta peggiore di quanto si possa immaginare. Quanto a sessualità, sta messa più o meno come Margaret Thatcher: il massimo che concede al suo storico fidanzato - lo spazzacamino, per intenderci - è la sua pallida manina mentre saltellano qui e lì nella brughiera inglese.

Peter: Mary Poppins, trombiamo dietro quel cespuglio?

Mary P.: mo' te meno, anvedi sto scemo.

Petertanto io c'ho la mazza!Tanto io c'ho la mazza! oooooops (I did it again). sorry Mary Poppins, I'm not a gentleman.

Mary P.: umpf

Peter: Prova un po' adesso a cantare eh

Ma Mary non demorde. Deglutisce e attacca:"Basta un poco di zucchero e la pillola, va giù, laaa pillola va giùùù, pillola". Eh sì, brava, la pillola con lo zucchero va giù.

Morale della favola: non sempre la cintura di castità è sufficiente contro l'esuberanza di certi maschi.

 

January 16

passaggi e ombre.

Io a modo mio lo ricordo il tuo passaggio.
Camminavi coi piedi alle dieci e dieci e le tue orme non erano simmetriche come le mie; ogni tanto mi assestavi una robusta pacca sulla schiena o un pugno scherzoso sul braccio, proprio in quel punto in cui sapevi di farmi male, gesto che puntualmente faceva deviare il mio percorso e le nostre strade si allontanavano per un po’ prima di ricongiungersi.
A un certo punto pestasti pure un riccio: ti piegasti in due dalle risate e capii subito che anche a te era per un attimo balenato in mente il ricordo di quando qualche anno prima giocando a pallone nel nostro giardino ti eri praticamente seduto su un cactus e ti avevamo estratto le spine una ad una con una pinzetta. Mica lo volevi il mio aiuto tu, eri un tipo tosto. Staccasti il riccio e lo rimettesti al suo posto così qualcun altro ci si sarebbe potuto pungere, poi ricominciasti a camminare imperterrito verso quella benedetta torre nonostante le mie lamentele. Dai non fare la femminuccia come tuo solito, non è così lontana, già si vedono le finestrelle, e giù un’altra manata, una di quelle ben piazzate sulla nuca che si danno gli amici al bar e che per un po’ lasciano le cinque dita sul collo. Ogni tanto tiravi qualche sasso, che rimbalzava tre o quattro volte sull’acqua prima di affondare. Inutile chiederti come bisognasse tirarlo quel benedetto ciottolo. "Non sono cose da femmine dicevi". Poi inscenavi una lapidazione ai miei danni oppure con i piedi alzavi mulinelli di sabbia che mi finiva sempre inevitabilmente negli occhi.

Me lo chiedo ancora adesso perché ti irritassero tanto quei miei gesti da femmina come raccogliere le conchiglie o scrivere nella sabbia con un ramoscello secco, o perché non avessi mai una parola dolce. Mi domando spesso da dove venisse quella crudeltà acerba e insieme un po’ comica di diciasettenne mentre camminavamo vicini, quel sorriso un po’ beffardo che ti increspava il labbro superiore.

Io quel breve percorso me lo ricordo, solo oggi la luce si è fatta fioca e le orme un po’ più confuse. Ma forse anche un intarsio fangoso di passi può avere una sua grammatica, un suo testo. Spesso mi parlo di lui e penso a tutto quello che non decodifico.

 Fossero in quella santa oscurità le strade che non riesco a ritrovare?

la posta del cuore

 
Pasquino scrive:
 
Mia cara ragazza disperata,
 
i deserti dei monti Urali sono un luogo assolutamente ideale per le tue elucubrazioni: le rocce saranno assolutamente affamate delle tue dinamiche ;-). Fai finta di essere un maschietto e di capitare su un blog come questo...non è difficile...insomma, desidereresti qualcuno che si autoraffigura come un riccio o che fa le macumbe ad un orsacchiotto? ^^ ti ricordo qualcosa che, temo, tu abbia largamente dimenticato: non si enunciano mai le caratteristiche del compagno e della compagna ideale, mentre si cerca intorno a sé la persona che, in carne ed ossa, ci fa sorridere, ci ascolta e conforta, fa uso del nostro corpo in modo abbondante e soddisfacente per entrambi...e non è costretto ad ingaggiare un continuo duello all'ultimo sangue ^^
Non guardare la crepa, osserva meglio ciò che le sta intorno, che sono sicuro sia più allettante.
Un blog non è terapeutico; il parlare con un genitore, un amico o amica, quello si che è terapeutico ^^
 
tuo Pasquino 

La Ragazza disperata risponde (citando l'amatissimo De Mauro, fonte inestimabile di ogni ricchezza e gaudio):

i|ro|nì|a: s.f.particolare modo di esprimersi che conferisce alle parole un significato opposto o diverso da quello letterale, lasciando però intravedere la realtà, che si usa per criticare, deridere, rimproverare et similia.

Dobbiamo davvero discettare di quanto sia facile, in un blog, estremizzare dei tratti della propria personalità che -pur essendo presenti- non sono però così esasperati come sembra? Vogliamo proprio dire che magari questo esasperare certi lati è cosa oltre che estremamente divertente, anche lievemente catartica? Dobbiamo forse scomodare il caro vecchio Luigi e la sua distinzione tra persona e personaggio o possiamo lasciarlo dormire in pace in quel mondo in cui tutti un giorno voleremo. E vogliamo anche aggiungere -a scanso di equivoci- che non pugnalo orsacchiotti nel cuore della notte, che non assomiglio a un riccio nè tantomeno vado in giro delirando sulla forma che deve avere l'unghia del mignolo del piede destro del mio uomo ideale e anche che credo fermamente che le uniche terapie che funzionino con me non partiranno mai da un blog da un analista da un amico o da un genitore ma sempre e solo da me?.

No. Non vogliamo nè dobbiamo. Pirandello lo lasciamo nella sua tomba e poniamo fine alle domande retoriche che personalmente odio. Mi scuso or ora sto subendo la metamorfosi quotidiana in superuomo nietzschiano, spero capirete l'uso del plurale maiestatis.

Firmato,

La ragazza disperata.

 

December 27

E poi alla fine siamo arrivati

 
Il primo ragazzo che ho baciato era così alto che mi veniva il torcicollo.
Ci baciammo esattamente il 27 dicembre di nove anni fa. Io avevo quindici anni, stavo rigettando il modello genitoriale e mi ponevo le domande che tutte le adolescenti si pongono: dopo un giro sul motorino sembrerò l'ultimo dei Mohicani? gli piacerò davvero? staremo insieme tutta la vita? se ci baciamo troppo a lungo rimarrò incinta (oltre che col collo bloccato?).
 
Per dimostrarmi la sua fiducia mi fece guidare il suo motorino, già da questo avrei dovuto capire che era un fesso. Ricordo che invece pensai che sarebbe stato romantico morire insieme - un pensiero che poi ho fatto tante altre volte senza mai riuscire a imprimere a quella craniata la dovuta forza.
Andammo sul mare, faceva un freddo pazzesco. Io, rannicchiata sulla panchina, quasi non parlavo: lui era praticamente un estraneo per me.
Capì che se non aprivo bocca per parlare figuriamoci per altro e saggiamente decise di riportarmi a casa, chè di una timida non sapeva proprio che farsene.
 
Altro vento in faccia sul motorino, ma nella direzione opposta; stavolta guida lui mentre io dietro cerco di soffocarmi con il casco.
Si ferma sotto casa. Io scendo che le gambe ancora mi tremano - rischio di cappottarmi ma risolvo elegantemente con un saltino - gli dico "scusa se sono timida" arrossendo fino alla radice dei capelli.
Lui brusco "Sì non fa niente ciao" e sgomma. Mi avvio verso il cancello, avevo un maglioncino rosa cipria di cashmere.
Penso che devo fare la versione di greco, poi penso subito dopo "fanculo mamma, tu e sto cazzo di senso del dovere che mi hai trasmesso" (perchè ero un'adolescente anch'io alla fine dei conti, e se non dicevo fanculo mamma non ero giusta).
Sento il rumore di una marmitta che si (ri)avvicina. Lui torna indietro - mamma mia a ripensarci era proprio brutto - mi mette una mano dietro alla nuca e mi bacia.
A me sembra un po' di avere una cozza in bocca ma vabbè, resisto. E' tutto buio, appiccicaticcio e caldo, mi sento come un cucciolo di otaria  prima di essere abbattuto da un colpo in testa. Trattengo un conato, ricordo il consiglio del dentista, quel sant'uomo quante volte mi ha detto "respira col naso cara e andrà subito meglio".
Lo seguo, e in effetti va meglio.
 
Ci baciammo per tutto il mese successivo, non andò mai meglio di così. Meglio di una seduta dentistica, intendo.
Alla fine, esasperata, mi portavo dietro qualcuno per sfuggire alla tortura di trovarmi la faccia impiastricciata dai suoi baci.
 
Realizzo solo ora che il mio primo bacio lo avrei voluto dare a qualcun'altro e anche che di lì a qualche anno avrei sprecato sistematicamente tutte le occasioni che mi si paravano per essere una persona serena.
Non è l'età dell'oro l'adolescenza.
 
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